Immaginate di fare la spesa e di riempire il carrello di prodotti confezionati: biscotti, succhi, salse, affettati. Tutti questi alimenti condividono qualcosa di invisibile ma onnipresente: i conservanti. Sostanze che allungano la vita sugli scaffali e mantengono il colore e il sapore dei cibi, ma che, secondo un nuovo studio francese pubblicato nel BMJ, potrebbero avere un lato oscuro.
Un’indagine su oltre 100.000 francesi
Dal 2009 al 2023, i ricercatori del progetto NutriNet-Santé hanno seguito 105.260 partecipanti, raccogliendo con grande dettaglio ciò che mangiavano giorno per giorno. Tramite questionari online e incrociando dati di composizione alimentare con analisi di laboratorio, gli scienziati hanno potuto stimare l’esatta quantità di conservanti assunta da ciascun partecipante, distinguendo tra quelli presenti naturalmente negli alimenti e quelli aggiunti industrialmente.
Quali conservanti erano sotto la lente
Lo studio si è concentrato su due grandi categorie: i conservanti non antiossidanti, come sorbati, solfiti, nitriti e nitrati, e gli antiossidanti, come ascorbati ed eritorbati. L’obiettivo era capire se l’assunzione di queste sostanze fosse collegata a tumori complessivi, al seno e alla prostata, tenendo conto di fattori come età, sesso, indice di massa corporea, attività fisica, fumo e dieta complessiva.
I risultati: alcuni conservanti mostrano segnali di pericolo
Dopo una media di oltre sette anni, 4.226 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di cancro. Analizzando i dati, gli autori hanno osservato che l’assunzione più elevata di alcuni conservanti era associata a un aumento del rischio: sorbati e potassio sorbato, solfiti e potassio metabisolfito, nitriti e nitrati, acetati e acido acetico, così come gli eritorbati, mostravano un legame con tumori complessivi e in particolare al seno, mentre nitriti e nitrati erano collegati anche a tumori alla prostata. Altri conservanti studiati, invece, non hanno mostrato alcuna associazione significativa.
Come i conservanti possono influenzare le cellule
Perché alcuni conservanti potrebbero aumentare il rischio di cancro? Studi in laboratorio suggeriscono diversi meccanismi: alcune sostanze stimolano infiammazione e stress ossidativo, altre possono favorire mutazioni o aumentare la proliferazione cellulare, mentre alcune trasformazioni chimiche interne producono composti probabilmente cancerogeni. Non solo: alcuni conservanti potrebbero modificare il microbiota intestinale, influenzando l’immunità e potenzialmente la risposta dell’organismo alle cellule tumorali.
Cosa possiamo fare oggi
Anche se lo studio non prova la causalità, i dati sono chiari: alcuni conservanti possono non essere del tutto innocui. La scelta più semplice è quella di privilegiare alimenti freschi, di stagione e minimamente processati, riducendo il consumo di prodotti industriali ricchi di additivi. Allo stesso tempo, i risultati potrebbero spingere le autorità sanitarie a rivalutare i limiti d’uso dei conservanti per proteggere meglio i consumatori.
Limiti e punti di forza
Come tutti gli studi osservazionali, questo non può dimostrare un legame causale diretto. La coorte era prevalentemente femminile e con stili di vita relativamente sani, e l’esposizione ad alcuni conservanti meno comuni non è stata valutata. Tuttavia, la combinazione di dati epidemiologici accurati e plausibilità biologica rende i risultati particolarmente interessanti e degni di attenzione.
Cosa ci insegna davvero questa ricerca
I conservanti sono ovunque nella nostra alimentazione, ma non tutti sono innocui. Alcuni di essi, come sorbati, solfiti, nitriti, nitrati, acetati ed eritorbati, potrebbero aumentare il rischio di cancro al seno e alla prostata. La raccomandazione più pratica e sicura resta quella di scegliere cibi freschi e minimamente processati, mentre la ricerca scientifica continuerà a chiarire i meccanismi e i rischi legati agli additivi alimentari.