Negli ultimi anni abbiamo imparato a porci una domanda nuova dopo ogni grande ondata di calore: quanto c’entra il cambiamento climatico?
Ora uno studio pubblicato su Nature fa un passo ancora più ambizioso: non solo misura il ruolo del riscaldamento globale, ma collega in modo quantitativo le ondate di calore alle emissioni delle grandi aziende dei combustibili fossili e del cemento, i cosiddetti carbon majors.

È un cambiamento profondo nel modo in cui la scienza del clima racconta gli eventi estremi: non più solo fenomeni naturali resi più intensi dal riscaldamento, ma eventi per cui si può ricostruire una vera e propria catena di responsabilità.


Quando il caldo estremo non è più “solo meteo”

I ricercatori hanno analizzato oltre duecento ondate di calore avvenute tra il 2000 e il 2023 in tutto il mondo, selezionate da un grande database internazionale dei disastri. Non si tratta quindi di episodi marginali, ma di eventi che hanno causato morti, danni economici, emergenze sanitarie o richieste di aiuto internazionale.

Per ciascun episodio hanno applicato le tecniche più avanzate di attribuzione climatica: in pratica hanno confrontato due mondi possibili — quello reale, riscaldato dalle attività umane, e uno ipotetico senza l’aumento dei gas serra dall’epoca preindustriale.

Il risultato è netto: tutte le ondate di calore analizzate sono risultate più probabili e più intense a causa del cambiamento climatico. Non alcune, non la maggioranza: tutte.

E non si parla di piccoli scarti. Nei primi anni Duemila le ondate di calore risultavano in media circa 20 volte più probabili rispetto al clima preindustriale. Nel decennio successivo il fattore sale a circa 200 volte. In circa un caso su quattro, l’evento sarebbe stato praticamente impossibile senza il riscaldamento globale.


Un mondo più caldo cambia le regole del gioco

Non è solo la frequenza a cambiare, ma anche la violenza degli episodi. Le ondate di calore recenti mostrano temperature medie più alte di oltre un grado — spesso due — rispetto a quanto avrebbero avuto in un clima di fine Ottocento.

Questo punto è cruciale: il riscaldamento globale non agisce solo aumentando la media delle temperature, ma sposta l’intera distribuzione degli estremi. È come se tutta la curva statistica del caldo si muovesse verso l’alto: ciò che prima era raro diventa comune, ciò che era estremo diventa possibile, ciò che era quasi impossibile inizia a verificarsi.

Eventi come le grandi ondate di calore degli ultimi anni in Europa, Nord America o Asia non sono anomalie isolate, ma segnali coerenti di un sistema climatico che ha accumulato energia.


Dalle emissioni alle aziende: chi ha scaldato il pianeta

La vera novità dello studio arriva però nel secondo passaggio. Gli autori non si fermano al legame tra clima ed estremi, ma risalgono alle fonti delle emissioni.

Hanno utilizzato un database storico che ricostruisce oltre un secolo e mezzo di emissioni di CO₂ e metano attribuibili a 180 grandi produttori di combustibili fossili e cemento. Dentro ci sono aziende private, compagnie statali e grandi produttori nazionali di carbone.

Nel loro insieme, questi soggetti sono responsabili di oltre metà delle emissioni cumulative globali di CO₂ e di circa tre quarti di quelle da combustibili fossili e cemento. Un gruppo ristretto di appena 14 produttori pesa quanto tutti gli altri messi insieme.

Attraverso modelli climatici, i ricercatori stimano che circa metà del riscaldamento globale osservato oggi sia riconducibile proprio a questi grandi emettitori.


La catena invisibile che collega industria e ondate di calore

A questo punto lo studio unisce i due elementi:
da un lato il contributo delle aziende al riscaldamento globale, dall’altro l’effetto del riscaldamento sulle ondate di calore.

Il risultato è una vera e propria catena causale: dalle emissioni ai gradi in più, dai gradi in più agli eventi estremi.

Emergono dati molto chiari: le emissioni dei carbon majors spiegano circa la metà dell’aumento di intensità delle ondate di calore rispetto al clima preindustriale. I grandi produttori pesano di più, ma anche quelli più piccoli contribuiscono in modo significativo.

Per ogni singolo evento, il contributo di una singola azienda può sembrare ridotto — pochi decimi di grado — ma su fenomeni estremi anche queste differenze possono determinare l’impatto finale.


Eventi che senza certe emissioni non sarebbero mai accaduti

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda la probabilità degli eventi. Lo studio mostra che le emissioni di singoli grandi emettitori hanno reso possibili numerose ondate di calore che, in un clima preindustriale, sarebbero state praticamente impossibili.

A seconda dell’azienda o del produttore considerato, si parla di decine di eventi estremi resi possibili dalle sue emissioni cumulative.

Questo passaggio è fondamentale perché traduce numeri astratti — tonnellate di CO₂ — in eventi concreti, con conseguenze reali su territori e popolazioni.


Una ricerca solida, ma ancora incompleta

Gli autori sottolineano anche alcuni limiti importanti. Molte ondate di calore, soprattutto nei paesi più vulnerabili, non vengono registrate nei database internazionali. Inoltre, non tutte le emissioni globali possono essere attribuite con precisione alle singole aziende.

Ci sono poi fattori complessi, come gli aerosol prodotti dalla combustione, che possono avere effetti climatici locali difficili da assegnare ai singoli emettitori.

Nel complesso, questi limiti suggeriscono che le stime presentate siano probabilmente conservative.


Dalla scienza al diritto: una nuova idea di responsabilità

Questo tipo di ricerca ha implicazioni che vanno oltre la climatologia. Negli ultimi anni sono aumentate le cause legali legate ai danni da cambiamento climatico, ma spesso è difficile dimostrare il legame diretto tra emissioni specifiche ed eventi estremi.

Studi come questo contribuiscono a colmare quel vuoto, fornendo strumenti quantitativi per collegare azioni, responsabilità e conseguenze.

Non si tratta più soltanto di dire che il clima sta cambiando. Si tratta di capire — con sempre maggiore precisione — chi contribuisce a questo cambiamento e quali effetti concreti ne derivano.