Negli ultimi anni lo zucchero di canna ha guadagnato grande popolarità, spesso sostituendo quello bianco nelle cucine. Quest’ultimo è ormai associato a uno stile alimentare poco salutare, tipico delle società occidentali caratterizzate da prodotti raffinati e da un aumento delle malattie croniche. Tuttavia, le differenze nutrizionali tra i due zuccheri sono minime: lo zucchero di canna contiene solo qualche minerale in più, ma dal punto di vista calorico e metabolico ha effetti simili.
Un mercato sotto pressione
Il successo dello zucchero di canna non è solo una questione di gusto o salute percepita: ha un impatto diretto sulla coltivazione europea della barbabietola. In molte aree del continente, questa filiera storica sta vivendo un forte ridimensionamento. Alcuni stabilimenti italiani, un tempo dediti alla trasformazione della barbabietola, si limitano ormai al solo confezionamento, lasciando la produzione vera e propria concentrata in pochi siti e con una parte significativa di materia prima proveniente dall’estero.
Politiche europee e mercato globale
La produzione europea di zucchero affronta difficoltà da almeno vent’anni, ma negli ultimi anni nuovi fattori hanno aggravato la situazione. Le politiche ambientali hanno ridotto drasticamente i fitofarmaci disponibili per le coltivazioni, necessari per proteggere le barbabietole da insetti e parassiti, mentre il cambiamento climatico rende le colture più vulnerabili. Contemporaneamente, il commercio internazionale ha aumentato la concorrenza: il sistema del “perfezionamento attivo” consente di importare zucchero grezzo da paesi extraeuropei, trasformarlo all’interno dell’Unione e riesportarlo senza dazi, aumentando l’offerta e comprimendo i prezzi.
Le crisi che hanno cambiato il mercato
Il settore europeo dello zucchero ha attraversato due crisi significative negli ultimi decenni. Nel 2006, le riforme comunitarie ridussero le quote produttive e i prezzi minimi, portando alla chiusura di molti stabilimenti italiani. Nel 2017, la fine delle quote permise ai paesi più competitivi del Nord Europa di aumentare rapidamente la produzione, creando un surplus e riducendo ulteriormente i prezzi. Questi eventi hanno reso la coltivazione della barbabietola sempre meno conveniente per molti agricoltori.
Da produzione strategica a filiera in crisi
Per gran parte del Novecento lo zucchero era una produzione strategica per l’Europa e, in Italia, la Pianura Padana era un polo produttivo di riferimento. Zone come il Polesine ospitavano numerosi stabilimenti industriali e superfici coltivate a barbabietola che superavano i 200 mila ettari negli anni ’80, coprendo quasi interamente il fabbisogno nazionale.
Un settore sempre più concentrato
Oggi la filiera europea è dominata da pochi grandi gruppi industriali. Dal 2017 circa un quinto degli zuccherifici europei ha chiuso, e molti impianti ancora operativi lavorano zucchero di canna importato, anziché barbabietole locali. La produzione storica, radicata nel territorio, sta lasciando spazio a processi industriali sempre più legati al commercio globale e alla concorrenza internazionale.
L’incidenza dei gusti dei consumatori
La crescente preferenza per lo zucchero di canna, sebbene legata a percezioni di salute o gusto, contribuisce indirettamente a ridefinire l’equilibrio del settore. Una coltura un tempo strategica rischia di scomparire sotto la pressione di politiche agricole, concorrenza globale e cambiamenti climatici, mostrando come le scelte quotidiane dei consumatori possano avere effetti profondi sulla produzione europea.