Può sembrare insolito, ma tra i più critici verso l’ultimo aumento dei prezzi dei carburanti ci sono proprio i titolari delle stazioni di servizio. I rappresentanti della categoria parlano di ritocchi fino a sei centesimi al litro che, a loro giudizio, non trovano riscontro nei valori attuali dei mercati internazionali.

Secondo i gestori, gli incrementi sarebbero stati decisi sulla base di semplici previsioni su possibili tensioni future, più che su un reale aumento dei costi già sostenuti. Un meccanismo che, sostengono, finisce per gravare immediatamente sugli automobilisti senza un fondamento concreto nei dati del momento.

“Nuovi listini comunicati all’improvviso”

I benzinai segnalano inoltre che le compagnie petrolifere avrebbero trasmesso i nuovi listini nel corso della notte, imponendone l’applicazione immediata. Una modalità che, spiegano, li costringe ad adeguarsi rapidamente, pur non essendo responsabili delle scelte commerciali che determinano i prezzi alla pompa.

Le stesse compagnie, ricordano, sono tenute a mantenere scorte di carburante sufficienti per garantire almeno un mese di autonomia in caso di emergenze. Per questo motivo, i gestori faticano a comprendere la necessità di aumenti così tempestivi, basati su scenari ancora ipotetici.

“Non si può scaricare tutto sulla guerra”

Nel loro intervento, i rappresentanti della categoria invitano il governo e le autorità competenti ad agire con tempestività per evitare che l’aumento dei carburanti inneschi un effetto a catena su altri beni di largo consumo, trasportati su gomma, e persino sulle forniture energetiche.

Particolare attenzione viene riservata anche alla spiegazione che attribuisce genericamente alla guerra la causa dei rincari. Una lettura considerata riduttiva e fuorviante: secondo i gestori, semplificare il problema in questo modo rischia di alimentare dinamiche speculative e di pesare ulteriormente su famiglie e imprese.

In un contesto già caratterizzato da un’inflazione in crescita, la categoria chiede maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e controlli puntuali, ribadendo di non voler essere trasformata nel bersaglio di decisioni prese ai livelli più alti della filiera.