Meno sale, più salute: come piccoli cambiamenti negli alimenti quotidiani possono salvare migliaia di vite
Ridurre il sale nei cibi di tutti i giorni può sembrare un intervento marginale, quasi invisibile. Eppure, secondo due nuovi studi pubblicati sulla rivista scientifica Hypertension, proprio questi piccoli aggiustamenti potrebbero tradursi in enormi benefici per la salute cardiovascolare di intere popolazioni. Le ricerche, condotte rispettivamente in Francia e nel Regno Unito, mostrano che abbassare il contenuto di sodio in alimenti comuni come pane, baguette e cibi confezionati potrebbe prevenire decine di migliaia di casi di infarto, ictus e morti premature — senza chiedere alcuno sforzo ai cittadini.
Perché il sale è un problema di salute pubblica
Il sodio, contenuto principale del sale da cucina, è un nutriente essenziale, ma in quantità eccessive diventa un importante fattore di rischio. Un consumo elevato di sale è strettamente collegato all’ipertensione arteriosa, che a sua volta aumenta il rischio di infarto, ictus, insufficienza renale, demenza e altre malattie cardiovascolari.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 2.000 milligrammi di sodio al giorno (circa 5 grammi di sale), mentre l’American Heart Association suggerisce un limite ideale di 1.500 mg, soprattutto per le persone con pressione alta. Nella realtà, però, in molti Paesi il consumo medio è di gran lunga superiore. E la causa principale non è il sale aggiunto a tavola, ma quello “nascosto” nei cibi industriali e pronti.
Il caso francese: la baguette sotto la lente
In Francia il pane — e in particolare la baguette — non è solo un alimento: è un simbolo culturale. Proprio per questo rappresenta anche una fonte significativa di sale nella dieta quotidiana. Tradizionalmente, il pane contribuisce a circa il 25% dell’assunzione giornaliera di sale dei francesi.
Nel 2019 il governo francese ha fissato l’obiettivo di ridurre del 30% il consumo di sale nella popolazione. Nel 2022 è stato firmato un accordo volontario con i produttori di pane per abbassarne progressivamente il contenuto di sale entro il 2025. Già nel 2023, la maggior parte dei pani prodotti rispettava i nuovi standard.
Lo studio ha utilizzato dati nazionali e modelli matematici per stimare l’impatto sanitario di questa riformulazione. I risultati sono sorprendenti nella loro semplicità: mantenendo invariato il consumo di pane, la riduzione del sale nelle baguette porterebbe a un calo medio di 0,35 grammi di sale al giorno per persona. Un valore apparentemente minimo, ma sufficiente a ridurre lievemente la pressione arteriosa su tutta la popolazione.
A livello nazionale, ciò si tradurrebbe in oltre 1.100 decessi evitati ogni anno, una riduzione di circa l’1% dei ricoveri per cardiopatia ischemica e un calo significativo dei casi di ictus, sia ischemico sia emorragico. I benefici maggiori riguarderebbero gli uomini, che in media consumano più sale, e le donne tra i 55 e i 64 anni.
Un aspetto chiave sottolineato dai ricercatori è che questo cambiamento è avvenuto senza che la popolazione se ne accorgesse. “Nessuno ha notato che il pane conteneva meno sale”, ha spiegato l’autrice principale dello studio. Ed è proprio qui la forza di questo approccio.
Regno Unito: meno sale nei cibi confezionati e da asporto
Il secondo studio ha analizzato il contesto britannico, concentrandosi su alimenti confezionati e pasti da asporto, che costituiscono una quota sempre più ampia della dieta moderna. I ricercatori hanno valutato l’impatto potenziale del pieno rispetto degli obiettivi di riduzione del sale fissati per il 2024, che coinvolgono 84 categorie di prodotti da supermercato e, per la prima volta, 24 categorie di cibi consumati fuori casa, come hamburger, curry e pizza.
Se tutti questi alimenti rispettassero i limiti previsti, l’assunzione media di sale nel Regno Unito scenderebbe da circa 6,1 a 4,9 grammi al giorno: una riduzione del 17,5%. Anche in questo caso, la diminuzione della pressione arteriosa sarebbe modesta a livello individuale, ma enorme su scala collettiva.
Secondo le stime, in 20 anni si potrebbero prevenire oltre 100.000 casi di cardiopatia ischemica e circa 25.000 ictus. Nell’arco della vita della popolazione, ciò significherebbe 243.000 anni di vita in buona salute guadagnati e un risparmio di circa un miliardo di sterline per il sistema sanitario britannico.
Una strategia che non chiede sforzi ai cittadini
Il messaggio che emerge da entrambi gli studi è chiaro: la riduzione del sale è particolarmente efficace quando non dipende dalla forza di volontà individuale. Modificare la composizione degli alimenti più consumati crea un “ambiente alimentare più sano di default”, in cui le scelte salutari non richiedono attenzione costante né cambiamenti nelle abitudini.
Come sottolineano gli esperti, piccoli miglioramenti nella pressione arteriosa di milioni di persone producono benefici enormi in termini di salute pubblica. Per questo, il coinvolgimento coordinato di governi, industria alimentare e professionisti sanitari è fondamentale.
In un’epoca in cui le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte nel mondo, ridurre il sale nei cibi quotidiani non è solo una misura tecnica: è una delle strategie più semplici, silenziose ed efficaci per salvare vite.