Il business che pesa sul portafoglio dei viaggiatori

Se sei mai passato da un aeroporto, probabilmente hai provato la stessa sorpresa: un panino da 16 euro, un bocadillo a 8, una bottiglia d’acqua che sfiora i 4 euro. Negli scali europei, i prezzi del cibo e delle bevande continuano a salire, spesso senza un motivo apparente, alimentando il malcontento dei passeggeri.


Un esercito di clienti sempre presenti

Secondo un’analisi su diciassette aeroporti europei, i ricavi generati dalla vendita di cibo e bevande hanno superato gli 11 miliardi di euro, con una spesa media di circa 10 euro a viaggiatore. In Italia, la spesa media negli scali di Roma supera i 6 euro a passeggero, mentre a Milano il fatturato complessivo per food & beverage raggiunge decine di milioni di euro. Numeri che raccontano quanto mangiare in aeroporto sia diventato un business estremamente redditizio.


Affitti cari e sicurezza: le spiegazioni ufficiali

Tra le giustificazioni più frequenti ci sono gli elevati costi degli affitti: nei grandi aeroporti europei si arriva a pagare tra 19 e 28 euro al metro quadrato al mese. A questo si aggiungono i costi legati alla sicurezza, aumentati dopo l’11 settembre 2001, che rendono più complessa la logistica e impediscono ai viaggiatori di portare con sé liquidi oltre i 100 millilitri.


Il vero nodo: scelta quasi obbligata

Questi fattori, però, non bastano a spiegare prezzi che spesso triplicano quelli cittadini. Il punto centrale è che negli aeroporti i passeggeri sono “catturati”: una volta superati i controlli di sicurezza, le alternative sono pochissime e la domanda è garantita. In termini economici si parla di domanda poco elastica: anche se i prezzi aumentano, chi ha fame o sete continuerà a comprare. Un meccanismo simile si osserva anche in stazioni ferroviarie e aree di servizio.


Psicologia della spesa: perché paghi senza pensarci

Dopo lo stress dei controlli, il terminal diventa uno spazio progettato per favorire gli acquisti: luci soffuse, profumi, vetrine curate e offerte “imperdibili”. I messaggi che richiamano la scarsità (“ultimi pezzi”, “solo oggi”) spingono a decidere in fretta. Inoltre, l’uso quasi esclusivo delle carte rende la spesa meno percepibile rispetto al contante. Così, anche un panino da 10 euro può sembrare accettabile in un contesto dove tutto costa di più.


Prezzi record in Europa

In alcuni scali europei si toccano cifre estreme: a Istanbul un panino semplice arriva a 16,5 euro, un espresso a 6 e un cappuccino a 9. Anche in Francia, Germania e Belgio i prezzi sono ben superiori alla media cittadina. In Italia la situazione è più contenuta, ma non uniforme: la stessa bottiglia d’acqua può costare meno di 2 euro in un punto vendita e superare quella cifra pochi metri più avanti.


Perché è difficile mettere un freno

I tentativi di calmierare i prezzi sono stati rari e poco efficaci. In Europa non esistono strumenti normativi che permettano di imporre limiti generalizzati al costo di cibo e bevande negli aeroporti, salvo situazioni eccezionali. La libertà d’impresa e i contratti di concessione riducono fortemente i margini di intervento delle autorità.


Le fontanelle gratuite: soluzione o palliativo?

Negli ultimi anni molti aeroporti hanno installato fontanelle per offrire acqua gratuita. Un passo nella giusta direzione, ma non privo di criticità: qualità dell’acqua, manutenzione irregolare e numero limitato di postazioni lasciano spesso insoddisfatti i viaggiatori, soprattutto chi ha esigenze specifiche.


Viaggiare consapevoli per spendere meno

Il caro-cibo in aeroporto è il risultato di un intreccio di fattori economici, normativi e psicologici. Conoscerli aiuta a difendersi: portare una borraccia vuota, mangiare prima dei controlli o evitare gli acquisti impulsivi può fare la differenza. Perché quei 16 euro risparmiati su un panino possono trasformarsi in qualcosa di molto più memorabile una volta arrivati a destinazione.