Energia e natura: come conciliare l’eolico a terra con la tutela della biodiversità
La transizione energetica è una delle grandi sfide del nostro tempo. In Germania – come nel resto d’Europa – l’obiettivo è chiaro: aumentare rapidamente la produzione di energia da fonti rinnovabili per contrastare la crisi climatica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. In questo scenario, l’energia eolica a terra gioca un ruolo centrale.
Ma c’è un’altra crisi, meno visibile e altrettanto urgente: quella della biodiversità. La costruzione e l’esercizio degli impianti eolici possono entrare in conflitto con la tutela di uccelli e pipistrelli, specie protette dal diritto europeo e nazionale. Come si possono quindi conciliare questi due obiettivi, entrambi fondamentali?
A questa domanda prova a rispondere un ampio studio pubblicato nel 2025 dal Bundesamt für Naturschutz (BfN), che analizza le recenti riforme legislative tedesche sul rapporto tra protezione delle specie e sviluppo dell’eolico a terra.
Perché servivano nuove regole
Negli ultimi anni la Germania ha modificato in modo significativo il proprio quadro normativo, a partire dalla riforma del Bundesnaturschutzgesetz (BNatSchG) del 2022, fino alle nuove disposizioni del Windenergieflächenbedarfsgesetz (WindBG) e all’attuazione delle direttive europee più recenti (come la nuova RED).
L’obiettivo dichiarato è duplice:
- accelerare la pianificazione e l’autorizzazione degli impianti eolici;
- standardizzare a livello nazionale la valutazione degli impatti sulla fauna, riducendo incertezze e differenze tra regioni.
Lo studio del BfN nasce proprio per chiarire come queste nuove regole funzionano nella pratica e dove, invece, emergono criticità.
Uccelli, collisioni e distanze: una questione delicata
Uno dei nodi principali riguarda il divieto di uccisione di specie protette. La legge individua ora un elenco nazionale di 15 specie di uccelli particolarmente a rischio di collisione con le pale eoliche, come aquile, nibbi e cicogne.
Per queste specie, la valutazione del rischio si basa soprattutto sulla distanza tra l’impianto e il sito di nidificazione. La normativa introduce una sorta di “scala a cerchi concentrici”:
- molto vicino al nido, il rischio è considerato automaticamente elevato;
- a distanze maggiori, il rischio può essere valutato caso per caso;
- oltre una certa soglia, si presume che il rischio non sia significativo.
Secondo gli autori dello studio, questo approccio ha il merito di rendere le procedure più chiare e prevedibili. Tuttavia, emergono anche problemi: alcune scelte (come l’esclusione di determinate specie o le distanze fissate) non sono sempre accompagnate da spiegazioni scientifiche trasparenti, il che può creare incertezze e contenziosi.
Misure di protezione: efficaci, ma fino a che punto?
Un altro tema centrale è quello delle misure di mitigazione, come:
- sistemi automatici di rilevamento e arresto delle turbine;
- spegnimenti temporanei durante attività agricole o in periodi biologicamente sensibili;
- interventi per rendere meno attrattive le aree intorno alle turbine.
La novità più discussa è l’introduzione di una soglia di “ragionevolezza economica”: le misure di protezione sono obbligatorie solo se non comportano perdite economiche eccessive per il gestore dell’impianto.
Lo studio mostra però che, in alcune situazioni, questa soglia viene raggiunta molto rapidamente, soprattutto quando si combinano più misure o in contesti agricoli frammentati. Il rischio è che, in nome della sostenibilità economica, la tutela delle specie venga indebolita.
Il caso dei pipistrelli: regole da aggiornare
Particolarmente interessante è l’analisi dedicata ai pipistrelli, spesso vittime invisibili delle turbine eoliche.
Molti impianti funzionano ancora con regole standard di spegnimento (per esempio sotto una certa velocità del vento e sopra una certa temperatura), stabilite anni fa. Ma le turbine moderne sono molto più grandi: a parità di condizioni, il rischio per i pipistrelli è aumentato.
Lo studio evidenzia una contraddizione: le regole attuali non sempre garantiscono il rispetto delle soglie di mortalità fissate per legge. Per questo gli autori propongono sistemi di spegnimento più flessibili e basati su dati aggiornati e modelli scientifici condivisi a livello nazionale.
Pianificare meglio per evitare conflitti
Un messaggio chiave dello studio è che molti conflitti potrebbero essere evitati prima, già nella fase di pianificazione territoriale.
Gli autori propongono un approccio “a livelli”:
- escludere fin dall’inizio le aree più sensibili dal punto di vista ecologico;
- classificare le aree rimanenti in base al rischio per le specie;
- scegliere prioritariamente le zone a minore conflittualità.
Questo permetterebbe di velocizzare le autorizzazioni senza abbassare gli standard di tutela ambientale.
Un equilibrio ancora in costruzione
Lo studio del BfN mostra chiaramente che la Germania – e con essa l’Europa – si trova in una fase di sperimentazione normativa. Le nuove regole rappresentano un passo importante verso procedure più rapide e uniformi, ma sollevano anche interrogativi giuridici e scientifici ancora aperti.
La sfida è ambiziosa: proteggere il clima senza sacrificare la biodiversità. Riuscirci richiede leggi chiare, basate su evidenze scientifiche solide, e una pianificazione intelligente che guardi al lungo periodo. Questo studio non offre soluzioni definitive, ma fornisce una bussola preziosa per orientarsi in un terreno complesso, dove energia e natura devono imparare a convivere.