Prezzi del cibo nel mondo: cosa ci raccontano davvero i dati FAO

Quando si parla di prezzi del cibo a livello globale, i numeri rischiano spesso di sembrare lontani dalla vita quotidiana. Eppure dietro quegli indici e quelle percentuali si nasconde una storia che riguarda tutti: quella di come il cibo viene prodotto, scambiato e reso accessibile in un mondo attraversato da tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici e squilibri economici. Uno degli strumenti più utilizzati per leggere questa storia è il FAO Food Price Index, pubblicato ogni mese dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura.


Cos’è il FAO Food Price Index

Questo indice misura l’andamento dei prezzi internazionali delle principali materie prime alimentari, combinando cereali, oli vegetali, carne, latticini e zucchero. Non fotografa i prezzi sugli scaffali dei supermercati, ma quelli dei mercati mondiali all’origine delle filiere. Proprio per questo è considerato un indicatore chiave per capire dove stanno andando i sistemi alimentari globali.


Il quadro generale del 2025

Alla fine del 2025, il messaggio che emerge dai dati FAO è duplice. Da un lato, negli ultimi mesi dell’anno i prezzi hanno continuato a scendere con una certa regolarità; dall’altro, se si guarda all’intero anno, la media resta comunque più alta rispetto al 2024. In altre parole, il 2025 si chiude con un raffreddamento dei mercati, ma senza un vero ritorno ai livelli precedenti alle grandi turbolenze degli ultimi anni.

Nel dicembre 2025 l’indice complessivo si è attestato su 124,3 punti, in lieve calo rispetto a novembre. A spingere verso il basso sono stati soprattutto i prezzi di carne, latticini e oli vegetali, mentre cereali e zucchero hanno mostrato segnali di rialzo. Nel confronto con l’anno precedente, però, i prezzi risultano inferiori e soprattutto restano molto lontani dal picco raggiunto nel marzo 2022.


Cereali: tra grano, mais e riso

Il mondo dei cereali offre un esempio interessante di come fattori diversi possano agire in direzioni opposte.

  • Grano: i prezzi sono stati sostenuti da nuove incertezze sulle esportazioni dal Mar Nero, una regione cruciale per il commercio globale. Allo stesso tempo, la pressione al ribasso è rimasta costante grazie a raccolti abbondanti in Argentina e Australia.
  • Mais: i prezzi hanno beneficiato di una domanda particolarmente forte, legata sia alle esportazioni sia all’uso per la produzione di etanolo in Brasile e negli Stati Uniti.
  • Riso: dopo anni di tensioni, nel 2025 i prezzi medi sono crollati, trascinati da un’offerta abbondante, da una competizione serrata tra esportatori e da acquisti più cauti in diversi paesi asiatici.

Oli vegetali: i mercati rimangono tesi

Dopo mesi di prezzi elevati, a dicembre si è registrato un leggero calo per la maggior parte degli oli vegetali: soia, colza e girasole. La causa principale è stata la produzione abbondante unita a una domanda internazionale meno vivace.

L’olio di palma ha fatto eccezione, sostenuto dalle aspettative di un rallentamento stagionale della produzione nel Sud-Est asiatico. Nonostante la flessione finale, il 2025 resta comunque un anno di prezzi molto alti per questo comparto, i più elevati degli ultimi tre anni, segno di un mercato rimasto a lungo sotto pressione.


Carne: cali a fine anno ma media annuale in crescita

Anche per la carne il quadro è complesso. Negli ultimi mesi dell’anno i prezzi sono diminuiti in tutte le principali categorie, dalla bovina al pollame, fino alla carne suina. In Australia, ad esempio, condizioni climatiche secche hanno portato a una maggiore macellazione di bovini, aumentando l’offerta e spingendo i prezzi verso il basso.

Tuttavia, se si guarda all’intero 2025, i prezzi della carne risultano in aumento rispetto al 2024. A pesare sono stati la forte domanda internazionale, le preoccupazioni legate alle malattie animali e le incertezze geopolitiche, che in alcuni casi hanno limitato le esportazioni.


Latticini: discesa finale, ma anno in forte crescita

Il settore dei latticini racconta una storia simile. A dicembre i prezzi sono scesi in modo sensibile, soprattutto per burro e latte in polvere, grazie a una maggiore disponibilità di latte in Europa e Oceania e a una domanda meno vivace.

Ma questo calo arriva dopo un primo semestre molto forte: nel complesso, il 2025 si chiude con prezzi medi nettamente più alti rispetto all’anno precedente, trainati in particolare da formaggi, burro e latte in polvere intero.


Zucchero: rimbalzo mensile, anno in ribasso

Lo zucchero ha visto un aumento a dicembre dopo diversi mesi di ribassi, complice una contrazione della produzione nelle principali regioni del Brasile meridionale.

Su base annua, però, il bilancio è chiaramente negativo: il 2025 segna il livello medio più basso dal 2020, grazie a buone prospettive di raccolto e a un’ampia disponibilità sui mercati internazionali.


Perché questi dati sono importanti

Nel complesso, i dati FAO dipingono un sistema alimentare globale che nel 2025 ha iniziato a ritrovare un certo equilibrio, senza però tornare a una vera stabilità. I prezzi restano sensibili a eventi climatici, decisioni politiche e tensioni geopolitiche, e le oscillazioni continuano a riflettersi in modo diverso da un prodotto all’altro.

Capire questi movimenti non significa solo interpretare dei numeri, ma cogliere i segnali di come il cibo, risorsa essenziale per tutti, rimanga al centro delle grandi trasformazioni economiche e sociali del nostro tempo.