In meno di dieci giorni, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha parlato due volte della creazione della «più grande area di libero scambio del mondo». La prima occasione è stata in Paraguay, per il controverso accordo UE-Mercosur che unisce l’Europa con Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile. La seconda riguarda l’intesa con l’India, che coinvolgerà quasi 2 miliardi di persone. Tuttavia, la reazione degli agricoltori europei ai due accordi è stata molto diversa.
Le critiche all’accordo con Mercosur
Il trattato con il Mercosur ha incontrato una forte opposizione nel settore agricolo. Gli agricoltori temono che l’Europa sacrifichi la produzione locale per favorire settori industriali del Nord, come l’automotive e la farmaceutica. Inoltre, l’accordo non prevede restrizioni vincolanti sugli standard fitosanitari nei Paesi sudamericani, aumentando il rischio di concorrenza sleale e rendendo difficile controllare le modalità di produzione oltre oceano.
Sebbene la Commissione Europea abbia annunciato clausole di salvaguardia, attivabili se i prezzi o le importazioni variano del 5%, molti ritengono che queste misure non siano sufficienti a proteggere le aziende agricole europee. Le proteste nelle strade di Bruxelles e Strasburgo testimoniano la preoccupazione del settore.
L’accordo con l’India: nuove opportunità per l’agroalimentare italiano
Diversa è stata la reazione al trattato con l’India, accolto positivamente dagli agricoltori. Pur in attesa della pubblicazione dei testi giuridici, molte delle richieste avanzate da mesi dalle organizzazioni agricole italiane sono state recepite durante i negoziati. In particolare, l’accordo prevede riduzioni significative dei dazi all’export verso un mercato strategico come quello indiano per prodotti simbolo della Dieta Mediterranea: vino, olio d’oliva e prodotti ortofrutticoli.
Attualmente, la bilancia commerciale agroalimentare Italia-India è nettamente negativa: secondo dati relativi ai primi undici mesi del 2025, le esportazioni italiane verso l’India ammontano a circa 140 milioni di euro (+7%), mentre le importazioni raggiungono quasi 600 milioni di euro (+14%), con prodotti principali come caffè, prodotti ittici e riso. L’accordo offre quindi opportunità concrete per riequilibrare gli scambi e valorizzare le eccellenze italiane.
Prudenza sui comparti più sensibili
L’intesa mantiene barriere protettive su prodotti che potrebbero subire impatti destabilizzanti a causa della grande capacità produttiva indiana, come latte, carne bovina e bufalina. Inoltre, vengono esclusi dalle riduzioni tariffarie i prodotti agricoli più sensibili: riso, zucchero, tabacco, carne bovina e pollame, mentre altri prodotti europei beneficeranno di riduzioni significative sui dazi.
Ad esempio, il vino europeo vedrà i dazi passare dal 150% al 75%, con possibilità di scendere al 20% dopo un periodo transitorio. L’olio d’oliva e altri oli vegetali saranno esentati dai dazi entro cinque anni, mentre carni ovine e salumi vedranno riduzioni rispettivamente fino allo 0% e al 50%. Anche prodotti trasformati, succhi di frutta, birra analcolica e bevande alcoliche registreranno diminuzioni significative.
Conciliare commercio e tutela agricola
Il trattato con l’India mostra che è possibile coniugare ambizione commerciale e protezione dei settori più vulnerabili. La differenza di accoglienza tra i due accordi evidenzia chiaramente che, per gli agricoltori europei, non basta aprire nuovi mercati: la tutela della produzione locale e la reciprocità negli standard rimangono condizioni fondamentali per un accordo equo e vantaggioso.