L’Unione Europea e l’India hanno compiuto un passo decisivo nelle relazioni economiche internazionali firmando a Nuova Delhi un accordo di libero scambio destinato a incidere profondamente sugli equilibri commerciali globali. L’intesa porterà all’eliminazione di dazi per un valore superiore ai 4 miliardi di euro e aprirà le porte a un mercato potenziale di circa 2 miliardi di consumatori.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito l’intesa “la madre di tutti gli accordi commerciali”, mentre il primo ministro indiano Narendra Modi l’ha celebrata come il più importante trattato economico mai siglato dal Subcontinente. Entrambi hanno sottolineato il valore strategico dell’accordo, non solo in termini di scambi, ma come progetto di crescita condivisa capace di rafforzare gli investimenti reciproci e rendere più solide le catene di approvvigionamento globali.
Un accordo costruito per evitare blocchi politici
A differenza di altri negoziati rimasti impantanati per anni, come quello tra Ue e Mercosur, Bruxelles e Nuova Delhi hanno scelto un approccio pragmatico. Per ridurre le resistenze politiche e tutelare i settori più vulnerabili dell’agricoltura europea, sono stati esclusi dalla liberalizzazione alcuni prodotti particolarmente sensibili alla concorrenza estera, tra cui carne bovina e avicola, zucchero, riso, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo.
Questa scelta ha consentito di accelerare la chiusura del trattato, frutto comunque di quasi vent’anni di negoziati intermittenti e fasi di stallo.
Un enorme potenziale di crescita per l’export europeo
Attualmente, le esportazioni europee verso l’India valgono circa 75 miliardi di euro l’anno, di cui 26 miliardi legati ai servizi, e sostengono circa 800 mila posti di lavoro nel mercato indiano. Numeri destinati a crescere rapidamente: secondo il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič, gli scambi complessivi di beni e servizi potrebbero raddoppiare entro cinque o sei anni dall’entrata in vigore dell’accordo.
Nel dettaglio, l’India si impegna a ridurre, totalmente o parzialmente, il 97% dei propri dazi, mentre l’Unione Europea abbasserà il 99% delle tariffe applicate ai prodotti indiani. L’India, con i suoi 1,45 miliardi di abitanti, è oggi la quinta economia mondiale e il nono partner commerciale dell’Ue: il nuovo trattato punta a rafforzare ulteriormente questo rapporto.
Agricoltura: dazi drasticamente ridotti, con alcune eccezioni
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda il settore agroalimentare. Attualmente, molti prodotti europei sono soggetti in India a tariffe molto elevate, che in alcuni casi arrivano fino al 150%. Con il nuovo accordo, circa il 90% di questi dazi verrà ridotto a livelli compresi tra il 10% e il 50%, mentre per alcune categorie si arriverà addirittura all’azzeramento.
È il caso, ad esempio, di succhi di frutta, pasta, biscotti, cioccolato, olio d’oliva, altri oli vegetali e margarina. Per vino, birra e superalcolici sono previste riduzioni progressive ma significative. Considerando che oggi solo lo 0,6% dell’export agroalimentare europeo raggiunge il mercato indiano, i margini di crescita sono molto ampi. È inoltre allo studio un accordo specifico per la tutela delle Indicazioni Geografiche Protette.
Industria e automotive tra i grandi beneficiari
Per il comparto industriale europeo, l’accordo rappresenta un’opportunità di grande rilievo. I dazi su macchinari, oggi pari a circa il 44%, verranno in gran parte eliminati, così come quelli su aeromobili, plastica, prodotti chimici, metalli, acciaio e farmaceutica.
Nel settore automobilistico, storicamente uno dei più protetti in India, è prevista una svolta significativa: i dazi sulle auto importate dall’Ue, che arrivavano al 110%, scenderanno fino al 10% nell’arco di un anno, per una quota annuale di 250.000 veicoli. Le componenti automobilistiche vedranno una liberalizzazione più graduale, distribuita su un periodo compreso tra cinque e dieci anni. Questo nuovo scenario apre prospettive concrete per gruppi europei come Volkswagen, Stellantis, Renault e Mercedes-Benz.
Un’attenzione particolare alle piccole e medie imprese
Il trattato dedica un capitolo specifico alle Pmi, spesso penalizzate da procedure doganali complesse e costose. L’accordo punta a semplificare l’accesso al mercato indiano, rendendo le esportazioni più rapide e meno onerose anche per le imprese con strutture organizzative limitate.
In questo modo, l’Ue rafforza la propria strategia di diversificazione commerciale, riducendo la dipendenza da pochi fornitori e mercati chiave, in un contesto globale sempre più instabile.
Cooperazione verde e nuove prospettive strategiche
Accanto all’accordo commerciale, le parti hanno firmato anche un Memorandum d’Intesa per sviluppare tecnologie sostenibili. Tra le iniziative previste figura la creazione di una task force dedicata all’idrogeno verde e una “agenda strategica” quinquennale focalizzata su sostenibilità, mobilità e connettività.
Inoltre, è stato avviato un nuovo quadro di cooperazione sulla mobilità del lavoro, che faciliterà l’ingresso nell’Ue di lavoratori indiani qualificati e di manodopera stagionale in settori con carenza di personale. Per un’Europa sempre più anziana, l’India si propone come una riserva strategica di competenze e talenti.
Un passaggio chiave in un contesto geopolitico complesso
La firma dell’accordo arriva in un momento delicato per l’Unione Europea, alle prese con tensioni geopolitiche, instabilità nei rapporti transatlantici e la necessità di ridefinire il proprio ruolo nello scacchiere globale. In questo scenario, l’intesa con l’India rappresenta non solo un successo economico, ma anche una vittoria politica e strategica per Bruxelles.
Prima di entrare in vigore, il trattato dovrà comunque ottenere l’approvazione del Consiglio dell’Ue e la ratifica del Parlamento europeo. Un passaggio non scontato, ma che, se superato, potrebbe segnare una nuova fase nelle relazioni tra due dei principali poli economici del pianeta.