L’accordo commerciale tra l’Unione europea e il Mercosur – il blocco sudamericano che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – non è stato bocciato, ma messo temporaneamente in stand-by. Il Parlamento europeo ha infatti deciso di rinviare il dossier alla Corte di giustizia dell’Ue per verificarne la piena compatibilità con i Trattati europei.
La mozione che chiede il parere dei giudici di Lussemburgo è stata approvata con una maggioranza risicata: 334 voti favorevoli, 324 contrari e 11 astenuti. A sostenerla sono stati eurodeputati della Sinistra (The Left), dei Verdi e alcune forze di estrema destra, mentre la Commissione europea e diversi governi nazionali avrebbero preferito procedere senza ulteriori ritardi.
Cosa cambia ora
Dal punto di vista pratico, la ratifica dell’accordo da parte del Parlamento europeo è bloccata fino a quando la Corte di giustizia non pubblicherà il proprio parere. I tempi non saranno brevi: secondo le stime, potrebbero volerci fino a due anni.
La Corte dovrà esaminare soprattutto la base giuridica dell’accordo, in particolare la scelta della Commissione di dividerlo in due parti: una commerciale e una più ampia, di natura politica e cooperativa. Secondo i critici, questa suddivisione potrebbe violare principi fondamentali dell’Unione, come l’equilibrio istituzionale e la leale cooperazione tra le istituzioni.
Il ruolo (decisivo) della Commissione
Nonostante lo stop parlamentare, l’accordo non è affatto archiviato. La Commissione europea ha infatti confermato di avere la possibilità di far entrare in vigore in via provvisoria almeno la parte commerciale del trattato, già concordata con gli Stati membri, anche in assenza della ratifica dell’Eurocamera.
Questa ipotesi divide profondamente il dibattito politico. Da un lato, la Commissione e diversi leader europei ritengono l’accordo essenziale in un contesto geopolitico sempre più instabile, per rafforzare i legami con l’America Latina e ridurre la dipendenza da altri grandi attori globali. Dall’altro, molti eurodeputati vedono nella procedura provvisoria una forzatura istituzionale.
Perché l’accordo è così controverso
L’intesa Ue-Mercosur mira a eliminare quasi tutti i dazi doganali in un mercato complessivo di circa 700 milioni di consumatori. Solo nel 2024, gli scambi di beni tra le due aree hanno raggiunto un valore di oltre 110 miliardi di euro.
Ma l’accordo è da anni al centro di forti opposizioni, soprattutto da parte degli agricoltori europei. Secondo loro, i produttori del Mercosur beneficiano di costi più bassi e standard ambientali e sanitari meno stringenti, rendendo la concorrenza sleale. Non a caso, durante il voto a Strasburgo, centinaia di agricoltori hanno manifestato all’esterno del Parlamento.
Anche le questioni ambientali pesano molto nel dibattito. Alcuni eurodeputati temono che l’aumento delle esportazioni agricole possa incentivare la deforestazione dell’Amazzonia e indebolire le tutele sul benessere animale. Al centro delle critiche c’è anche una clausola che permetterebbe ai Paesi del Mercosur di reintrodurre dazi se l’Ue bloccasse importazioni legate, ad esempio, alla deforestazione.
Uno stop tattico o una vera svolta?
Per i sostenitori dell’accordo, il rinvio alla Corte di giustizia è solo una tattica dilatoria che rischia di indebolire la credibilità internazionale dell’Ue. Per i contrari, invece, è un passaggio necessario per chiarire dubbi giuridici e politici tutt’altro che marginali.
Nel frattempo, il Parlamento continuerà ad analizzare i testi, ma l’ultima parola spetterà ai giudici di Lussemburgo. Solo dopo il loro parere si capirà se l’accordo Ue-Mercosur potrà davvero entrare in vigore senza strappi istituzionali o se sarà necessario riscriverne alcune parti.
In sintesi: l’accordo non è morto, ma il suo percorso resta accidentato. E la partita, politica e giuridica, è tutt’altro che chiusa.