Il banco di prova dell’economia circolare europea

Impianti che chiudono, costi in aumento e concorrenza estera: il modello europeo dell’economia circolare è sotto pressione proprio mentre gli obiettivi ambientali diventano più stringenti


Un sistema che si sta fermando

Per anni l’Europa ha costruito la propria immagine di leader globale dell’economia circolare, puntando su normative avanzate, obiettivi ambientali ambiziosi e investimenti nella gestione dei rifiuti. Oggi, però, questa narrazione si scontra con una realtà sempre più evidente: il settore del riciclo della plastica sta attraversando la fase più critica della sua storia recente.

Negli ultimi tre anni il continente ha perso quasi un milione di tonnellate di capacità di riciclo. Solo nel 2025 la chiusura degli impianti ha raggiunto livelli paragonabili a quelli dell’intero anno precedente, segnando per la prima volta una crescita netta pari a zero dopo oltre un decennio di espansione. Un segnale allarmante che mette a rischio la tenuta industriale della filiera, migliaia di posti di lavoro e la credibilità stessa degli obiettivi europei sulla circolarità.


Le cause di una crisi strutturale

Il ridimensionamento del riciclo della plastica non è frutto di un singolo fattore, ma il risultato di una combinazione di dinamiche economiche, normative e geopolitiche.

Il crollo dei prezzi della plastica vergine
La volatilità dei mercati energetici ha reso in diversi periodi la plastica vergine più economica di quella riciclata. Per molte aziende è diventato più conveniente acquistare materiale nuovo piuttosto che investire in materia prima seconda, riducendo drasticamente la domanda di plastica riciclata prodotta in Europa.

Standard qualitativi sempre più stringenti
Le normative europee sulla sicurezza dei materiali, in particolare per il contatto con gli alimenti, impongono requisiti molto elevati. Una parte significativa delle plastiche riciclabili fatica così a trovare sbocchi commerciali, mentre gli impianti meno moderni non riescono ad adeguarsi e sono costretti a rallentare o chiudere.

L’aumento dei costi operativi
Energia, trasporti e manodopera hanno registrato aumenti compresi tra il 30 e il 40%. In un settore caratterizzato da margini ridotti, questi rincari hanno compromesso la sostenibilità economica di molti impianti.

La concorrenza internazionale
La crescente importazione di plastica riciclata da Paesi extraeuropei, dove i costi energetici sono più bassi e le regole meno stringenti, ha ulteriormente indebolito la filiera interna. Il risultato è un mercato sbilanciato, in cui il materiale riciclato europeo fatica a competere sul prezzo.


Il paradosso normativo europeo

Dal 2025 gli imballaggi in plastica devono contenere una quota minima di materiale riciclato. L’obiettivo era rafforzare il riciclo e la raccolta differenziata, ma nella pratica si è generato un paradosso: mentre aumenta l’obbligo di utilizzo di plastica riciclata, gli impianti europei chiudono e il materiale viene acquistato sempre più spesso dall’estero.

A questo si aggiunge un problema di controlli. Le verifiche sulla tracciabilità e sulla conformità del materiale importato risultano spesso meno efficaci rispetto a quelle applicate all’interno dell’Unione, creando una concorrenza asimmetrica che penalizza i produttori europei.


Le ricadute ambientali ed economiche

La perdita di capacità di riciclo ha effetti che vanno ben oltre il settore industriale. Una quota crescente di plastica viene destinata a discarica o incenerimento, con un aumento delle emissioni di CO₂ e dei costi di gestione dei rifiuti.

Allo stesso tempo rallenta il raggiungimento degli obiettivi europei, come il riciclo del 55% degli imballaggi in plastica entro il 2030, mentre le imprese utilizzatrici si trovano a sostenere costi più elevati o a rischiare il mancato rispetto degli obblighi normativi.

Secondo le più recenti valutazioni delle istituzioni europee, solo una minoranza degli Stati membri è realmente in linea con i target di riciclo fissati per il 2025. Anche nei Paesi più avanzati, la filiera appare economicamente fragile e fortemente esposta alle oscillazioni del mercato.


Un’Europa ancora troppo lineare

Il tasso di utilizzo circolare dei materiali resta basso: nel 2023 poco meno del 12% dei materiali utilizzati nell’Unione proveniva da riciclo. Per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030, questa quota dovrebbe quasi raddoppiare, ma l’attuale traiettoria è insufficiente.

Il problema non riguarda solo la quantità di rifiuti riciclati, bensì l’aumento complessivo della domanda di materiali, che rischia di vanificare gli sforzi compiuti. La plastica rimane uno dei materiali meno reinseriti nel ciclo produttivo, anche perché la produzione globale continua a crescere e si basa ancora quasi interamente su fonti fossili.


Le possibili vie d’uscita

Nonostante il quadro critico, esistono soluzioni concrete per evitare il collasso del riciclo europeo:

  • stimolare la domanda di plastica riciclata attraverso incentivi economici e obblighi di contenuto minimo realmente applicati;
  • investire in tecnologie avanzate capaci di trattare plastiche complesse oggi escluse dal riciclo tradizionale;
  • ripensare il design degli imballaggi, rendendo l’eco-design una regola e non un’eccezione;
  • rafforzare la raccolta differenziata, migliorando qualità e quantità dei materiali raccolti;
  • introdurre controlli e sanzioni efficaci per garantire condizioni di concorrenza eque.

Il lato fragile della transizione ecologica

La crisi del riciclo della plastica in Europa non è un problema settoriale, ma un nodo strategico che riguarda ambiente, industria e autonomia economica. Se non verranno adottate misure strutturali, il rischio è quello di difendere solo sulla carta un modello di economia circolare che, nei fatti, continua a indebolirsi.

Il futuro del riciclo europeo dipenderà dalla capacità di allineare politiche ambientali, sostenibilità economica e innovazione industriale. Le sfide sono complesse, ma ancora affrontabili. Rinviare le decisioni, invece, potrebbe rendere irreversibile una crisi che mette in discussione uno dei pilastri della transizione ecologica europea.