Quando la TV spegne il junk food: la nuova frontiera della salute infantile

Nel gennaio di quest’anno nel Regno Unito è entrato in vigore un nuovo e più severo divieto sulla pubblicità del junk food, pensato per contrastare l’aumento dell’obesità infantile. Le nuove norme limitano in modo significativo la promozione di alimenti e bevande ad alto contenuto di grassi, sale e zuccheri (HFSS, high in fat, salt and sugar), intervenendo sia sulla televisione sia sul mondo online.

Cosa cambia con le nuove regole

Il bando, valido in tutto il Regno Unito, vieta la trasmissione in TV di spot per prodotti HFSS prima delle 21:00, un orario in cui molti bambini sono ancora esposti alla pubblicità. Online, invece, la restrizione è totale e vale a qualsiasi ora. Tra i prodotti considerati maggiormente responsabili dell’obesità infantile rientrano bibite zuccherate, cioccolato e dolciumi, pizze, gelati e altri alimenti molto calorici.

Il provvedimento non riguarda solo i cibi percepiti come chiaramente “poco salutari”. Sono inclusi nel divieto anche alcuni cereali per la colazione, porridge con zuccheri aggiunti, pane dolce, pasti pronti, piatti principali e panini. La decisione su quali prodotti siano vietati si basa su un sistema di punteggio nutrizionale che valuta l’equilibrio complessivo degli ingredienti, pesando in particolare i livelli di grassi saturi, sale e zuccheri.

Le eccezioni e gli incentivi

Non tutti i prodotti per la colazione vengono colpiti. L’avena semplice e la maggior parte di porridge, muesli e granola restano esclusi, mentre alcune varianti arricchite con zucchero, cioccolato o sciroppi potrebbero rientrare nel bando. Le aziende potranno comunque pubblicizzare versioni più salutari dei prodotti vietati, una scelta con cui il governo punta a incentivare la riformulazione delle ricette in chiave più sana.

Effetti sulla pubblicità

Le nuove regole vietano la pubblicità solo quando i prodotti non salutari sono visibili. Questo significa che molte catene di fast food e grandi marchi potranno continuare a promuovere il proprio nome o logo senza mostrare specifici alimenti. Di conseguenza, le grandi aziende, che possono permettersi campagne di branding generiche, potrebbero risentirne meno. Le realtà più piccole, invece, spesso basano la comunicazione sulla promozione diretta dei singoli prodotti e potrebbero incontrare maggiori difficoltà.

In caso di mancato rispetto delle norme, le aziende rischiano interventi e sanzioni da parte dell’Advertising Standards Authority (ASA).

Perché il governo interviene

I dati del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) mostrano una situazione preoccupante: quasi un bambino su dieci in età prescolare vive con obesità e circa uno su cinque soffre di carie dentale entro i cinque anni. L’obesità ha un costo stimato di oltre 11 miliardi di sterline all’anno per il NHS. Numerosi studi indicano inoltre che l’esposizione precoce alla pubblicità di cibi poco sani influenza le preferenze alimentari dei bambini, aumentando il rischio di sovrappeso e obesità nel corso della vita.

Secondo le stime del governo, il nuovo bando potrebbe prevenire circa 20.000 casi di obesità infantile.

La posizione dell’industria alimentare

La Food and Drink Federation (FDF) ha dichiarato di sostenere l’obiettivo di promuovere scelte alimentari più sane e di rispettare volontariamente le nuove restrizioni già da ottobre. L’associazione sottolinea come l’industria stia investendo da anni nello sviluppo di prodotti più equilibrati dal punto di vista nutrizionale: rispetto a dieci anni fa, molti alimenti contengono oggi un terzo in meno di sale e zucchero e circa un quarto di calorie in meno.

Il divieto sulla pubblicità rappresenta quindi un passo importante nella lotta all’obesità infantile, ma si inserisce in una sfida più ampia: rendere il cibo sano più visibile, accessibile e diffuso nella vita quotidiana delle famiglie.