Le informazioni sugli alimenti che troviamo ogni mattina a tavola diventano più dettagliate e verificabili. Con l’entrata in vigore della cosiddetta direttiva Breakfast, l’Unione europea ha aggiornato le regole su etichettatura e composizione di miele, marmellate, confetture e succhi di frutta. L’Italia ha recepito ufficialmente la direttiva con un decreto legislativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 gennaio 2026, rendendo le nuove norme parte dell’ordinamento nazionale.
L’obiettivo è duplice: da un lato offrire ai consumatori informazioni più precise e affidabili su ciò che acquistano, dall’altro contrastare pratiche scorrette e frodi alimentari. Per le imprese, però, si apre una fase di adattamento che richiederà interventi su etichette, ricette e sistemi di tracciabilità.
Miele: più trasparenza sull’origine
Una delle novità più rilevanti riguarda il miele, soprattutto quello ottenuto da miscele di provenienze diverse. Le indicazioni generiche come “miscela di mieli UE e non UE” non saranno più sufficienti. In etichetta dovranno comparire tutti i Paesi di origine, elencati in ordine decrescente in base alla quantità utilizzata.
Inoltre, per ogni Paese dovrà essere indicata anche la percentuale di miele presente nella miscela, con una sola eccezione: se quattro Paesi coprono almeno il 60% del prodotto totale, le percentuali dei restanti potranno non essere specificate. Questo implica per le aziende un rafforzamento dei controlli lungo la filiera, per garantire una tracciabilità accurata delle materie prime.
Cambia anche la terminologia: scompare la definizione di “miele filtrato”, ritenuta potenzialmente fuorviante. Questo prodotto rientrerà ora nella categoria più ampia di “miele ad uso industriale”, una dicitura considerata più chiara rispetto alla destinazione d’uso.
Marmellate e confetture: più frutta, meno zucchero
Le nuove regole alzano anche l’asticella della qualità per marmellate e confetture. La quantità minima di frutta richiesta aumenta sensibilmente: per le confetture si passa da 350 a 450 grammi di frutta per chilo di prodotto, mentre per le confetture extra il limite sale da 450 a 500 grammi.
L’intento è ridurre il peso relativo degli zuccheri aggiunti e valorizzare maggiormente la componente di frutta, migliorando così il profilo nutrizionale e la percezione qualitativa del prodotto finale.
Succhi di frutta: nuove categorie e attenzione agli zuccheri
Anche il settore dei succhi di frutta viene aggiornato, in linea con le politiche europee su salute e alimentazione equilibrata. La normativa introduce nuove categorie di succhi a ridotto contenuto di zuccheri, purché la diminuzione sia ottenuta attraverso processi produttivi specifici e non mediante edulcoranti o additivi.
Nascono così i “succhi di frutta a tasso ridotto di zuccheri”, sia da concentrato sia in forma concentrata, che dovranno garantire almeno il 30% di zuccheri in meno rispetto ai prodotti tradizionali. Inoltre, le aziende potranno indicare in etichetta la dicitura “contiene solo zuccheri naturalmente presenti”, per chiarire che gli zuccheri derivano esclusivamente dalla frutta utilizzata.
Tempi di applicazione e periodo transitorio
Sebbene il decreto sia già entrato in vigore dal 7 gennaio 2026, le nuove disposizioni non saranno obbligatorie da subito. La normativa prevede un periodo di transizione che si concluderà il 14 giugno 2026. Fino a quella data, le imprese potranno continuare a commercializzare prodotti conformi alle regole precedenti.
I prodotti già etichettati o immessi sul mercato prima della scadenza potranno essere venduti fino a esaurimento delle scorte. Nel frattempo, le aziende sono chiamate a pianificare gli adeguamenti necessari, in attesa anche di eventuali linee guida e chiarimenti applicativi.
Un passo verso una filiera più chiara
L’approvazione della direttiva Breakfast rappresenta un passaggio importante per rendere la catena alimentare più leggibile e affidabile. Per i consumatori significa poter scegliere con maggiore consapevolezza; per le imprese, soprattutto quelle orientate alla qualità, può diventare un’opportunità per valorizzare l’origine e le caratteristiche dei propri prodotti, rafforzando la fiducia nel Made in Italy agroalimentare.