Affitti turistici, stretta UE dal 2026: più poteri ai comuni e nuove regole per le piattaforme
Nel 2026 l’Unione europea si prepara a inaugurare una nuova fase nella regolazione degli affitti turistici. A partire da maggio di quell’anno entrerà infatti in vigore un quadro normativo aggiornato che riguarderà tutte le piattaforme di soggiorni brevi, come Airbnb o Booking, con l’obiettivo di riequilibrare il rapporto tra turismo e diritto alla casa.
La Commissione europea ha chiarito che non si tratta di mettere al bando le locazioni turistiche, un settore che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita rapidissima (quasi raddoppiata tra il 2018 e il 2024), ma di fornire agli Stati e soprattutto ai comuni strumenti più efficaci per gestirne l’impatto. Il nuovo Regolamento sugli affitti di breve durata si inserisce infatti nel più ampio progetto della futura Legge europea per la casa accessibile e punta a rafforzare il ruolo delle amministrazioni locali nelle aree dove la pressione immobiliare è più forte.
Negli ultimi anni, l’espansione degli affitti turistici ha contribuito ad aumentare le tensioni sul mercato abitativo, soprattutto nei centri storici e nelle destinazioni più frequentate. In molte città, la conversione di abitazioni residenziali in alloggi per turisti ha ridotto l’offerta per i residenti, facendo salire i prezzi e rendendo più difficile l’accesso alla casa. La nuova normativa europea mira proprio a intervenire su questi squilibri, consentendo ai comuni di dichiarare zone “sotto pressione”, di rivedere i sistemi di licenze e di introdurre regole più stringenti o mirate, adattate alle specificità del territorio.
Un altro punto chiave sarà l’aumento della trasparenza. Bruxelles intende introdurre registri obbligatori, meccanismi di scambio di informazioni e controlli più severi sull’attività gestita tramite piattaforme digitali. In questo modo si punta anche a distinguere più chiaramente tra chi affitta occasionalmente un immobile e chi opera con una vera e propria struttura imprenditoriale, evitando che regole pensate per i cittadini comuni vengano aggirate da operatori professionali.
La Commissione sottolinea che l’impatto degli affitti brevi non è uguale ovunque e che sono i comuni, più di ogni altra istituzione, a poter valutare gli effetti sul tessuto urbano e sociale. Per questo motivo, il nuovo assetto normativo attribuisce loro un ruolo centrale nella pianificazione, cercando di integrare l’attività turistica con le esigenze dei residenti e con uno sviluppo urbano più sostenibile.
Parallelamente, l’Unione europea sta lavorando su un piano più ampio per affrontare la crisi abitativa. Oltre alla regolazione degli affitti di breve durata, Bruxelles punta ad aumentare in modo significativo l’offerta di alloggi. Secondo le stime della Commissione, nei prossimi dieci anni sarà necessario costruire circa 650.000 abitazioni in più ogni anno, oltre a quelle già previste, per rispondere alla domanda crescente.
Per raggiungere questo obiettivo, l’UE propone di semplificare le procedure amministrative, velocizzare i processi di pianificazione e rendere più omogenei gli standard tecnici, così da ridurre tempi e costi della costruzione. Tra le soluzioni indicate c’è anche una maggiore attenzione all’edilizia modulare e prefabbricata, considerata strategica soprattutto per l’edilizia sociale e a prezzi accessibili.
In sintesi, il nuovo corso europeo sugli affitti turistici non vuole penalizzare il turismo, ma contrastare pratiche speculative di breve periodo e favorire città più vivibili. Il messaggio è chiaro: gli alloggi destinati ai visitatori dovranno trovare un posto più equilibrato all’interno delle politiche urbane, mentre l’aumento dell’offerta abitativa diventa una priorità strutturale per il futuro dell’Europa.
Resta però aperta la questione fondamentale: non è affatto scontato che una regolamentazione più rigida degli affitti brevi, da sola, rappresenti la soluzione più efficace alla crisi abitativa, che richiede interventi strutturali più ampi e di lungo periodo.