La sicurezza della carne proveniente dal Brasile è un tema complesso, che non si presta a risposte semplicistiche. Da un lato, il Paese sudamericano è uno dei maggiori produttori ed esportatori di carne al mondo; dall’altro, negli ultimi anni è finito più volte sotto i riflettori per problemi legati ai controlli di qualità, alla tracciabilità e alla gestione sanitaria dei prodotti destinati sia al mercato interno sia all’esportazione.

Le rassicurazioni ufficiali del Brasile

Le autorità brasiliane sostengono da tempo di disporre di uno dei sistemi di sicurezza alimentare più avanzati tra i Paesi esportatori. Secondo il governo, la carne brasiliana rispetta gli standard internazionali, compresi quelli molto stringenti dell’Unione Europea. Non a caso, il Brasile esporta carne bovina, avicola e suina in circa 150 Paesi, per un valore annuo che supera i 12 miliardi di dollari.

Proprio l’accesso ai mercati più esigenti, come quello europeo, viene spesso citato come prova dell’affidabilità complessiva del sistema. Tuttavia, accanto a queste affermazioni, non sono mancati negli anni episodi che hanno messo in discussione l’efficacia dei controlli.

Lo scandalo “Carne Fraca” del 2017

Il caso più clamoroso risale al 2017, quando un’indagine della Polizia Federale brasiliana portò alla luce l’operazione “Carne Fraca” (“Carne Debole”). Secondo gli investigatori, alcune grandi aziende del settore avrebbero “truccato” carne avariata utilizzando sostanze chimiche per mascherarne odore e aspetto, in alcuni casi con prodotti potenzialmente cancerogeni.

L’inchiesta rivelò anche l’esistenza di una rete di corruzione che coinvolgeva funzionari pubblici incaricati dei controlli sanitari. Le conseguenze furono immediate: arresti, licenziamenti di ispettori, sospensioni temporanee delle importazioni da parte di Paesi come Cina, Stati Uniti e membri dell’Unione Europea, oltre a un forte impatto economico e reputazionale per l’intero settore.

Va però sottolineato che, secondo il governo brasiliano e diversi esperti, le irregolarità riguardavano un numero limitato di stabilimenti rispetto alle migliaia attive nel Paese. Questo non ridimensiona la gravità dei fatti, ma aiuta a capire che non tutta la carne brasiliana fosse coinvolta.

Le allerte più recenti

Negli ultimi anni, l’attenzione sulla carne brasiliana non è diminuita. Nel 2024, la Commissione Europea ha segnalato la presenza di Escherichia coli in un lotto di carne proveniente dal Brasile. Il carico è stato bloccato alla frontiera in Spagna e non è mai arrivato ai consumatori, a dimostrazione che i controlli funzionano, almeno sul fronte delle importazioni.

Sempre nel 2024, un’auditoria europea ha evidenziato gravi carenze nella tracciabilità delle manze destinate al mercato UE, in particolare per quanto riguarda il divieto di utilizzo di ormoni come l’estradiolo 17β. L’Unione Europea proibisce l’uso di ormoni per la crescita del bestiame, e gli ispettori hanno giudicato “inefficaci” i sistemi brasiliani nel garantire che gli animali esportati non fossero stati trattati. In risposta, il Brasile ha deciso di sospendere volontariamente l’esportazione di carne di vaquilla verso l’UE, in attesa di correggere le criticità.

Qualità, prezzo e percezione

Oltre agli aspetti sanitari, esiste anche una questione di percezione della qualità. La carne brasiliana è spesso apprezzata per il prezzo competitivo e per la capacità di soddisfare grandi volumi di domanda, ma viene talvolta considerata meno “premium” rispetto a quella di altri Paesi sudamericani, come l’Argentina. Alcuni studi e analisi hanno inoltre segnalato problemi nella manipolazione e nella conservazione, soprattutto per i prodotti crudi, che possono favorire contaminazioni microbiche se le procedure non sono rigorosamente rispettate.

Un bilancio complessivo

In sintesi, la carne brasiliana non può essere definita intrinsecamente insicura. I sistemi di controllo esistono e, in molti casi, funzionano, come dimostrano i blocchi alle frontiere europee. Tuttavia, gli scandali passati e le allerte recenti mostrano che permangono debolezze, soprattutto nella tracciabilità, nella gestione dei controlli e nella prevenzione delle frodi.

Le autorità brasiliane affermano di essere al lavoro per rafforzare questi aspetti, anche sotto la pressione dei partner commerciali internazionali. Per i consumatori europei, la vicenda rappresenta un promemoria importante: la sicurezza alimentare è il risultato di controlli continui, cooperazione internazionale e trasparenza, più che di semplici dichiarazioni di principio.