La violenza silenziosa dei cartelli dell’avocado
L’avocado, simbolo di salute e benessere sulle nostre tavole, nasconde una realtà molto più complessa e inquietante. In Europa e negli Stati Uniti lo consumiamo come ingrediente di insalate e guacamole, ma in Messico e in Cile la sua produzione è legata a degrado ambientale, criminalità e conflitti sociali.
Il boom dell’oro verde
Negli Stati Uniti, la popolarità dell’avocado non smette di crescere: ogni anno il paese importa circa un milione di tonnellate dal Messico, dove il frutto è soprannominato “oro verde”. La Super Bowl, il più grande evento sportivo americano, ha reso il guacamole un simbolo culturale, con importazioni che nel 2024 hanno raggiunto il record di 137.000 tonnellate. L’avocado è oggi un motore economico per il Messico, con un settore che vale oltre 3 miliardi di dollari l’anno e che rappresenta una delle principali fonti di reddito per gli agricoltori.
La crescita del mercato ha però attirato anche le organizzazioni criminali. I cartelli messicani, tra cui il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), la Familia Michoacana, Los Viagras e i Caballeros Templarios, hanno visto nel settore un’opportunità più stabile e redditizia rispetto al traffico di droga tradizionale. Controllano le rotte di trasporto, impongono tasse di protezione agli agricoltori e influenzano le amministrazioni locali, usando violenza e intimidazione per mantenere il dominio sul commercio.
Violenza e pressione sui coltivatori
I contadini subiscono forti pressioni: devono pagare tasse chiamate “cuotas” per avere protezione, che possono arrivare fino a 2.500 dollari per ettaro. Chi si rifiuta rischia torture, omicidi o rapimenti. Dal 2019 sono emersi casi di corpi di persone legate esclusivamente al commercio di avocado, mentre l’attività dei cartelli ha costretto intere famiglie a spostarsi o abbandonare i campi.
In risposta, alcune comunità hanno formato gruppi di autodifesa e cooperative agricole, strumenti fondamentali per proteggere le terre, difendere gli agricoltori e garantire una maggiore autonomia economica locale. Questi sistemi permettono di ridurre la vulnerabilità agli abusi dei cartelli e di rafforzare l’economia comunitaria.
Impatto ambientale
La produzione intensiva ha anche gravi effetti sull’ambiente. In Cile, le monocolture hanno prosciugato fiumi e laghi, mentre in Messico, nello stato di Michoacán – principale area di produzione, con oltre il 75% della produzione nazionale – ogni anno quasi 17.000 acri di foresta vengono abbattuti per far spazio ai frutteti. L’uso massiccio di acqua e pesticidi ha contaminato falde acquifere e laghi, minacciando ecosistemi e salute delle comunità locali.
Economia e conflitto
La rapida espansione del settore ha aumentato significativamente il valore della produzione: tra il 1994 e il 2022 la superficie coltivata in Messico è cresciuta del 173%, con un aumento del valore del 527%. Questo successo economico ha attirato i cartelli, che utilizzano coercizione, estorsione e corruzione per controllare la filiera. L’infiltrazione criminale ha reso difficile per gli agricoltori raggiungere un punto di equilibrio economico, spingendo alcuni ad abbandonare le terre e riducendo il sviluppo delle comunità locali.
Gli sforzi governativi hanno avuto risultati limitati. Alcune operazioni militari e poliziesche hanno ridotto temporaneamente episodi di violenza e rapine, ma la pressione dei cartelli continua a minacciare la sicurezza di agricoltori, famiglie e infrastrutture agricole. Alcuni importatori statunitensi stanno cercando di collaborare con le autorità messicane per creare filiere sicure, ma garantire la tracciabilità e l’assenza di finanziamenti ai cartelli resta una sfida complessa.
Consumo consapevole
Ogni volta che portiamo un avocado a casa, dietro il frutto che consumiamo c’è una storia complessa di ricchezza, ma anche di violenza, corruzione e degrado ambientale. Conoscere queste dinamiche è essenziale per diventare consumatori più consapevoli e per riflettere sul reale costo dei prodotti globali.