Mercosur, si accende la rivolta contro l’accordo UE–Sudamerica

Il mondo agricolo europeo è tornato in piazza. Trattori sulle autostrade, accessi ai porti bloccati e traffico paralizzato in numerose città: dalle campagne spagnole a Parigi, da Berlino ad Atene, fino a Milano. Il bersaglio della protesta è l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur, considerato dagli agricoltori una minaccia diretta alla sopravvivenza del settore primario europeo.

Le proteste in tutta Europa

In Spagna le mobilitazioni hanno assunto dimensioni particolarmente rilevanti, soprattutto in Catalogna, dove si sono registrati blocchi stradali in oltre dieci punti della rete viaria, inclusi tratti dell’AP-7, dell’A-2 e gli accessi al porto di Tarragona. I primi tagli alla circolazione sono iniziati già alle tre del mattino, con disagi estesi anche a Guadalajara, Zamora, Pamplona, Soria, Burgos, Segovia e Valencia.

In Francia un centinaio di trattori ha tentato di entrare a Parigi: alcuni sono riusciti a raggiungere i principali monumenti della capitale, come la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo, mentre altri sono stati bloccati alle porte della città. Gli agricoltori francesi chiedono di essere ricevuti dalle più alte cariche istituzionali, denunciando una situazione di crisi aggravata dall’epidemia di dermatosi nodulare nei bovini, dal calo dei prezzi del grano e dall’aumento dei costi dei fertilizzanti.

In Germania gli agricoltori hanno bloccato diverse autostrade nel nord e nell’est del Paese, inclusi alcuni accessi a Berlino. In Grecia continuano da settimane i blocchi di strade e valichi di frontiera, mentre in Belgio e in Italia — con trattori schierati a Milano davanti alla sede del Consiglio regionale lombardo — le manifestazioni si susseguono contro quello che viene definito un accordo “squilibrato”.

Cos’è il Mercosur e cosa prevede l’accordo

Il Mercosur è un blocco economico sudamericano fondato da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, a cui si aggiunge la Bolivia in fase di adesione e diversi Paesi associati come Cile, Colombia e Perù. Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’accordo con l’Unione europea punta a ridurre i dazi doganali e facilitare gli scambi commerciali tra i due mercati.

Il patto consentirebbe una maggiore entrata in Europa di prodotti agroalimentari sudamericani — carne bovina, cereali, zucchero, soia, frutta — a prezzi più competitivi, mentre le imprese europee avrebbero maggiore accesso ai mercati del Mercosur per l’export industriale e dei servizi.

La firma, inizialmente prevista prima di Natale, è stata rinviata a causa delle forti resistenze di alcuni Stati membri, in particolare Francia e Italia, sotto la pressione del settore agricolo.

Perché gli agricoltori europei si oppongono

Il nodo centrale della protesta non è il libero commercio in sé, ma la concorrenza considerata sleale. Gli agricoltori europei denunciano di essere sottoposti a regole ambientali, sanitarie e sociali molto più stringenti rispetto a quelle vigenti in molti Paesi del Mercosur. Limitazioni sull’uso di fitofarmaci e fertilizzanti, restrizioni sugli antibiotici in zootecnia, norme sul benessere animale e obblighi climatici aumentano sensibilmente i costi di produzione in Europa.

Secondo il settore, competere con prodotti importati da Paesi dove questi vincoli sono meno rigidi significa partire svantaggiati, con il rischio concreto di un crollo dei prezzi alla produzione, margini sempre più ridotti e l’abbandono di migliaia di aziende agricole, soprattutto familiari.

A questo si aggiunge il timore di una perdita di sovranità alimentare: se la produzione interna diminuisce, l’Europa potrebbe diventare più dipendente dalle importazioni, esponendosi a crisi logistiche, tensioni geopolitiche o decisioni politiche esterne.

Consumatori e prezzi: un beneficio apparente?

Dal punto di vista dei consumatori, l’accordo potrebbe tradursi in una riduzione dei prezzi di alcuni alimenti, un aspetto non secondario in un contesto di inflazione che ha colpito duramente la spesa quotidiana. Tuttavia, gli agricoltori avvertono che il beneficio potrebbe essere solo temporaneo: la scomparsa della produzione locale rischia di portare, nel medio-lungo periodo, a una minore concorrenza e quindi a prezzi più alti.

Un sistema già fragile

Il dibattito si inserisce in un contesto strutturalmente fragile. Gran parte dell’agricoltura europea sopravvive grazie ai sussidi della Politica Agricola Comune (PAC), un sistema che molti definiscono distorto ma indispensabile per compensare i costi elevati imposti dalle normative comunitarie. Aprire il mercato senza armonizzare le regole viene visto come un ulteriore colpo a un settore già sotto pressione.

Bruxelles assicura che i prodotti importati dovranno rispettare le stesse “eco-esigenze” imposte agli agricoltori europei, ma nel mondo agricolo prevale lo scetticismo sull’effettiva capacità di controllo e applicazione di tali standard.

Mentre le proteste continuano a estendersi in tutta Europa, il messaggio del campo è chiaro: l’accordo con il Mercosur rischia di diventare l’ennesimo sacrificio imposto all’agricoltura europea in nome del commercio globale.