La Groenlandia è un luogo che sembra uscito da un racconto di esplorazione. È la più grande isola del mondo a non essere considerata un continente: 2.170.000 chilometri quadrati di superficie, di cui oltre l’80% coperto da ghiacci perenni. Le zone realmente abitabili si concentrano lungo le coste e si estendono per circa 410 mila km². Qui vivono appena 56–57 mila persone, un numero paragonabile a quello di una piccola città italiana. Circa 20 mila abitanti risiedono a Nuuk, la capitale, affacciata sul mare e cuore politico, economico e culturale dell’isola.
Eppure, nonostante la popolazione ridotta e il clima estremo, la Groenlandia è da anni al centro dell’attenzione delle grandi potenze mondiali, in particolare degli Stati Uniti. Il motivo principale è la sua posizione geografica. L’isola si trova in un punto strategico tra Nord America ed Europa, nel cuore del Nord Atlantico e dell’Artico. Con lo scioglimento dei ghiacci, nuove rotte marittime artiche stanno diventando navigabili, trasformando la regione in uno snodo sempre più importante per il commercio e la sicurezza globale. Per Washington, controllare la Groenlandia significa anche impedire a Russia e Cina di rafforzare la propria presenza in una delle aree più sensibili del pianeta.
Ma la Groenlandia non è solo strategia militare. Sotto i suoi ghiacci si nasconde una vera e propria cassaforte di risorse naturali: petrolio, gas e soprattutto terre rare, minerali indispensabili per la produzione di batterie, smartphone, veicoli elettrici e tecnologie avanzate. A questi si aggiungono rame e litio, sempre più richiesti nella transizione energetica. In un mondo affamato di materie prime critiche, l’isola artica assume così un valore che va ben oltre il suo isolamento geografico.
Una terra estrema, abitata da comunità resilienti
La Groenlandia è una terra di estremi naturali. Immense calotte glaciali, fiordi profondi che si insinuano tra montagne scoscese, tundra artica e una costa lunghissima e frastagliata creano paesaggi di una bellezza quasi irreale. Il clima condiziona profondamente la vita quotidiana: in inverno, in molte zone, il sole non sorge per settimane; in estate, invece, il sole di mezzanotte illumina il cielo senza mai tramontare.
La popolazione è in gran parte di origine inuit. Anche se la società groenlandese è moderna, il legame con la natura resta fortissimo. Pesca e caccia continuano a essere attività centrali, soprattutto nei villaggi più piccoli e isolati. Le comunità sono poco numerose, spesso difficili da raggiungere, e la cooperazione è essenziale per affrontare le difficili condizioni ambientali.
Turismo, cucina e curiosità dell’Artico
Negli ultimi anni, la Groenlandia ha iniziato ad attirare un turismo di nicchia, fatto di viaggiatori in cerca di avventura e autenticità. Le principali attrazioni includono Nuuk, con le sue case colorate affacciate sul mare, Ilulissat e il suo spettacolare Icefjord, patrimonio dell’UNESCO, le escursioni sui ghiacciai, le crociere tra i fiordi e l’osservazione delle aurore boreali.
Anche la gastronomia riflette l’ambiente artico: piatti a base di pesce, crostacei, renna, foca e balena, spesso accompagnati da bacche selvatiche. Una delle curiosità più sorprendenti per i visitatori è l’assenza di strade che colleghino le città tra loro: gli spostamenti avvengono in aereo, in barca o con slitte trainate da cani, simbolo di una cultura che continua a convivere quotidianamente con l’Artico.
Come arrivare in Groenlandia partendo dall’Italia
Raggiungere la Groenlandia dall’Italia non è semplice, ma fa parte del fascino del viaggio. Non esistono voli diretti. Il percorso più comune prevede un volo dall’Italia verso Copenaghen, seguito da un collegamento di circa 4–5 ore verso Nuuk o Kangerlussuaq. In alternativa, si può passare dall’Islanda, volando su Reykjavík e poi verso alcune città groenlandesi. Considerando gli scali, il viaggio dura in media tra le 10 e le 15 ore.
I costi sono elevati: un biglietto aereo andata e ritorno difficilmente scende sotto i 1.200–1.500 euro e può superare i 2.000 euro nei periodi di maggiore affluenza. Anche alloggi e ristorazione hanno prezzi alti, a causa delle difficoltà di approvvigionamento. È fondamentale prepararsi con un abbigliamento tecnico, vestendosi a strati e utilizzando capi impermeabili e termici anche in estate. Dal punto di vista della sicurezza, è fortemente consigliata un’assicurazione di viaggio completa e l’affidamento a guide locali per le escursioni, data la natura remota del territorio.
Un affare immobiliare
Nel 2019, durante il suo primo mandato, Donald Trump riportò la Groenlandia al centro del dibattito internazionale con una dichiarazione che fece il giro del mondo: gli Stati Uniti avrebbero potuto acquistare l’isola. Trump descrisse l’operazione come una sorta di “grande affare immobiliare”, un’espressione che rifletteva il suo stile diretto e provocatorio. La proposta fu respinta con fermezza dalla Danimarca e dalle autorità groenlandesi, ma riaccese i riflettori su un interesse che, in realtà, affonda le sue radici molto più lontano nel tempo.
Quanto vale la Groenlandia?
Dal punto di vista puramente economico, la Groenlandia ha un PIL di circa 3,3 miliardi di dollari, secondo la Banca Mondiale. Una cifra modesta, che però non racconta tutta la storia. Secondo alcune stime, il valore “di mercato” dell’isola potrebbe oscillare tra 12,5 e 77 miliardi di dollari. Se però si includono le potenziali riserve di minerali, in particolare terre rare, rame e litio, le valutazioni crescono in modo vertiginoso. Alcune analisi parlano di un valore complessivo fino a 1.100 miliardi di dollari, mentre altri centri di ricerca sottolineano che il vero tesoro della Groenlandia è il suo peso strategico nel Nord Atlantico, che potrebbe far salire il valore teorico fino a 3 trilioni di dollari.
Un interesse americano che dura da oltre un secolo
Trump non è stato il primo presidente statunitense a guardare verso l’Artico. Già dopo la Guerra Civile americana, il presidente Andrew Johnson, forte del successo dell’acquisto dell’Alaska dalla Russia nel 1867, iniziò a considerare altri territori artici. Nel 1910, l’ambasciatore americano in Danimarca, Maurice Francis Egan, avanzò una proposta sorprendente: offrire alla Danimarca l’isola filippina di Mindanao, allora sotto controllo statunitense, in cambio della Groenlandia e delle Indie Occidentali Danesi. Lo scambio non andò in porto, ma pochi anni dopo gli Stati Uniti acquistarono comunque le Indie Occidentali Danesi, oggi note come Isole Vergini Americane, per 25 milioni di dollari in oro.
Durante la Seconda guerra mondiale, con la Danimarca occupata dalla Germania nazista, gli Stati Uniti assunsero la responsabilità della difesa della Groenlandia e stabilirono basi militari sull’isola. Nel 1946, sotto la presidenza di Harry Truman, Washington presentò la prima offerta ufficiale per l’acquisto della Groenlandia: 100 milioni di dollari in oro, una cifra che oggi equivarrebbe a circa 1,7 miliardi di dollari. Anche questa proposta venne respinta, ma confermò il ruolo centrale dell’isola nella strategia americana.
Un’isola al centro del futuro globale
Oggi la Groenlandia è un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca, ma rivendica con forza il diritto di decidere del proprio futuro. In un mondo sempre più attento all’Artico, l’isola si trova al centro di un equilibrio delicato tra interessi globali, autodeterminazione dei popoli e tutela di uno degli ecosistemi più fragili del pianeta.