Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di cibi ultraprocessati: biscotti confezionati, merendine, snack pronti, bibite zuccherate e pasti già pronti da riscaldare. Sono ovunque, facili da trovare e molto invitanti. Ma quanto possono influenzare quanto mangiamo, soprattutto nei giovani tra i 18 e i 25 anni?

Uno studio recente, intitolato The Influence of Ultraprocessed Food Consumption on Energy Intake in Emerging Adulthood: A Controlled Feeding Trial, ha provato a rispondere a questa domanda. I ricercatori hanno chiesto a un gruppo di giovani adulti di seguire per due settimane due tipi di dieta controllata:

  • una con molti cibi ultraprocessati,
  • una senza cibi ultraprocessati, composta solo da alimenti naturali o minimamente lavorati.

Le diete erano bilanciate, cioè con lo stesso numero di calorie e nutrienti, così da poter capire se fosse davvero il tipo di cibo a influenzare quanto mangiavano i partecipanti, e non solo le calorie o la quantità di zuccheri e grassi.

Alla fine di ogni periodo di due settimane, i partecipanti avevano a disposizione un buffet libero, dove potevano mangiare quanto volevano. I ricercatori hanno misurato quanto mangiavano e quali alimenti sceglievano.

Cosa è emerso?

  • Per il gruppo generale (18–25 anni), non c’è stata grande differenza: chi aveva seguito la dieta con ultraprocessati non ha mangiato più di chi aveva seguito la dieta “naturale”. Questo suggerisce che mangiare ultraprocessati per poco tempo non fa necessariamente ingrassare se le calorie totali restano le stesse.
  • Ma c’è un’eccezione per gli adolescenti più giovani (18–21 anni). In questo gruppo, dopo aver seguito la dieta con ultraprocessati, i ragazzi hanno mangiato di più rispetto a quando avevano seguito la dieta senza ultraprocessati. Anche i “piccoli spuntini fuori pasto” venivano consumati in quantità maggiori.
  • I giovani adulti più grandi (22–25 anni), invece, non hanno mostrato cambiamenti significativi nel loro comportamento alimentare.

Cosa significa?

Lo studio suggerisce che gli adolescenti e i giovani adulti più giovani potrebbero essere più vulnerabili agli effetti dei cibi ultraprocessati, probabilmente perché il loro cervello sta ancora sviluppando il controllo sulle scelte e sulle ricompense. In altre parole, il richiamo di cibi dolci, salati o molto gustosi può farli mangiare di più, anche se non hanno fame.

Per i giovani adulti più grandi, invece, un pasto ultraprocessato non sembra far aumentare automaticamente la quantità di cibo consumata, almeno nel breve periodo.

Perché è importante

Questa ricerca aiuta a capire meglio come il tipo di cibo può influenzare l’alimentazione nei giovani. Anche se non tutti reagiscono allo stesso modo, è chiaro che alcuni gruppi, come i più giovani, potrebbero essere più sensibili agli snack e ai cibi pronti.

Questo non significa che bisogna eliminarli completamente, ma che limitare il consumo di ultraprocessati e preferire cibi freschi o minimamente lavorati può aiutare a mantenere il peso sotto controllo e a sviluppare abitudini alimentari più sane sin da giovani.