Si chiama shrinkflation ed è un fenomeno sempre più diffuso che consiste nel ridurre le dimensioni o il peso di un prodotto mantenendo invariato il prezzo di vendita. In questo modo l’aumento dei costi viene trasferito al consumatore senza un immediato rialzo del prezzo, rendendo il rincaro meno evidente. Proprio per questa sua natura poco trasparente, la shrinkflation è al centro di un crescente dibattito pubblico e istituzionale.
Shrinkflation e trasparenza verso i consumatori
Una normativa pensata per migliorare la trasparenza sulle modifiche alle dimensioni delle confezioni dovrebbe entrare in vigore nei prossimi anni, dopo diversi rinvii. La legge prevede l’obbligo di segnalare chiaramente le variazioni di quantità, soprattutto quando il prezzo rimane invariato. In assenza di un’etichetta esplicativa, tali modifiche potrebbero essere oggetto di verifiche da parte delle autorità competenti.
Il nodo centrale riguarda il diritto del consumatore a ricevere informazioni chiare e immediate: a parità di prezzo, una quantità inferiore implica un aumento del costo reale del prodotto, spesso difficile da percepire a colpo d’occhio.
Un impatto diretto sul potere d’acquisto
Il termine shrinkflation nasce dall’unione delle parole inglesi to shrink (restringere) e inflation (inflazione). Indica una forma di aumento dei prezzi non esplicita, che si manifesta attraverso la riduzione delle quantità anziché con un rialzo diretto del prezzo.
Questo fenomeno è particolarmente evidente nei beni di largo consumo, come alimenti confezionati, bevande e prodotti per l’igiene personale. Ne sono esempi le confezioni di pasta o riso con qualche decina di grammi in meno, i biscotti o le merendine con un numero ridotto di pezzi, le tavolette di cioccolato più sottili o i sacchetti di snack alleggeriti. Anche nel comparto delle bevande si osservano bottiglie e lattine con volumi leggermente inferiori rispetto al passato.
Nel settore della cura della persona, flaconi di detergenti, shampoo o cosmetici presentano talvolta confezioni esteticamente simili alle precedenti ma con una quantità ridotta di prodotto, rendendo la differenza poco evidente.
Un fenomeno tutt’altro che recente
Sebbene il termine sia relativamente recente, la pratica è presente da molti anni. Le variazioni sono spesso minime e studiate per risultare poco percepibili, così da non modificare le abitudini di acquisto dei consumatori. In molti casi, il cambiamento viene notato solo confrontando attentamente il peso o il volume indicato in etichetta.
Nel tempo, queste riduzioni progressive possono tradursi in una spesa maggiore, soprattutto per i prodotti acquistati con frequenza.
Perché oggi la shrinkflation è più diffusa
La diffusione della shrinkflation è legata all’attuale contesto economico, caratterizzato da inflazione, aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. Ridurre le quantità mantenendo stabile il prezzo rappresenta per le aziende una strategia per assorbire parte di questi aumenti senza intervenire direttamente sui listini.
Questo meccanismo sembra estendersi anche oltre i beni materiali. In alcuni servizi, infatti, a fronte di tariffe invariate può essere offerta una prestazione ridotta, una durata inferiore o condizioni meno vantaggiose rispetto al passato.
Come difendersi dalla shrinkflation
Il principale strumento di difesa è la consapevolezza. Confrontare il prezzo al chilo o al litro, controllare il peso netto e leggere con attenzione le etichette consente di individuare più facilmente eventuali riduzioni di quantità. Anche confrontare confezioni simili nel tempo può aiutare a riconoscere il fenomeno.
Scelte di acquisto più informate possono contribuire a incentivare pratiche commerciali più trasparenti, premiando i prodotti che mantengono un equilibrio corretto tra prezzo e quantità.
Alcuni prodotti più esposti
Secondo le segnalazioni dei consumatori, la shrinkflation interessa soprattutto prodotti di uso quotidiano come snack salati, dolci confezionati, cereali per la colazione, latticini, surgelati, detersivi e prodotti per l’igiene personale. Proprio la frequenza di acquisto di questi articoli rende l’effetto della riduzione di quantità particolarmente rilevante sulla spesa complessiva delle famiglie.